Ultima modifica: 13 settembre 2018

Il Liceo Benedetto da Norcia compie 50 anni: mezzo secolo di progresso, cultura, educazione

Un formidabile strumento di riscatto sociale e di integrazione per la periferia est della Capitale

Francesco Sirleto – 10 settembre 2018

Il primo ottobre del 1968 (un anno di grandi movimenti giovanili di contestazione e per il rinnovamento della società italiana) si apriva un nuovo anno scolastico, a Roma, e i giovani della periferia est della Capitale potevano cominciare a frequentare una nuova scuola media superiore: il liceo classico Benedetto da Norcia, con sede in piazzale delle Gardenie, nel quartiere di Centocelle. Per la prima volta, i ragazzi e le ragazze di quartieri allora considerati lontano dal centro (Pigneto, Torpignattara, Centocelle, Collatino, Alessandrino, nonché tutte le nuove borgate situate a ridosso del GRA, tra la Casilina e la Prenestina), quei ragazzi che, grazie alla riforma della scuola media unica del 1962, erano stati i protagonisti della cosiddetta “scolarizzazione di massa”, avevano a disposizione uno strumento nuovo (e non distante da casa) per l’acquisizione di una cultura che, fino ad allora, era stata privilegio dei rampolli della buona borghesia residente nei “quartieri bene” della città. Una cultura d’élite, la cultura dei classici latini e greci (ma anche la matematica, il pensiero scientifico, la filosofia, la storia), appannaggio della classe dirigente del Paese, veniva estesa anche ai figli degli operai, degli artigiani, degli impiegati, dei piccoli commercianti di quartieri che, cresciuti disordinatamente all’insegna della speculazione edilizia, erano ancora profondamente segnati da sacche di povertà e di degrado (i borghetti lungo gli acquedotti, le vergognose borgate costruite dal fascismo come la Borgata Gordiani e la Borgata Prenestina, ecc.).

Una periferia che, tra la fine degli anni sessanta e l’inizio degli anni settanta, rimaneva ancora il teatro nel quale si svolgevano le vicende e i personaggi descritti nelle opere letterarie e nei film di Pier Paolo Pasolini: da Ragazzi di vita a Una vita violenta, da Accattone a Mamma Roma. Il successo di quella nuova scuola fu immediato e clamoroso: un aumento costante e impressionante di nuovi iscritti e nuove sezioni, con la conseguente necessità di aprire, dopo appena pochi anni, una succursale in via Gino dall’Oro (Torpignattara), la quale, all’inizio degli anni Ottanta, si staccò dalla “casa madre”, diventando il nuovo liceo classico I. Kant.

Moltissimi di quei giovani, la stragrande maggioranza, hanno trovato nel liceo Benedetto da Norcia, nel corso di questi decenni, un luogo dove formarsi, fare emergere le loro attitudini e le loro inclinazioni, aprire la mente a nuovi e inesplorati orizzonti, acquisire le basi per la loro successiva formazione professionale, diventare cittadini responsabili e partecipi, contribuendo al progresso complessivo della società italiana. Molti di quei giovani (io ne ricordo tanti, anche miei alunni) sono diventati medici stimati, valenti ricercatori, ingegneri informatici o nel campo delle biotecnologie, avvocati e giuristi, docenti di scuola media superiore o universitari, esperti imprenditori, alcuni anche politici e pubblici amministratori.

Tutte e tutti, studentesse e studenti, hanno trovato, nel liceo Benedetto da Norcia, una comunità educante impersonata da docenti che hanno dedicato all’attività educativa le loro migliori energie professionali, le loro qualità culturali e, soprattutto, grandi capacità umane e relazionali: docenti i cui volti e le cui parole sono rimasti impressi, in maniera indelebile, nelle memorie di quelle ragazze e di quei ragazzi.
Alcuni di quei docenti (non più in servizio, perché pensionati o perché purtroppo non più in vita) meritano di essere qui ricordati: Fanny Vantaggio, Luisa Di Felice, Teta Canova, Livia Castelli, Giulia Zappa, Teresa Nardi, il grande e mitico Bordoni, Giorgio Meiorin, Angelo Pandimiglio, Gabriella Sabatini, Doriana Abbruciati, e tanti altri.
Il liceo Benedetto da Norcia ha rappresentato, quindi, per generazioni di giovani, e per l’intero territorio, un formidabile strumento di riscatto e di mobilità sociale e di promozione culturale, accorciando le distanze (e in molti casi annullandole) tra la periferia e il centro, tra i cosiddetti “quartieri dormitorio” e i luoghi simbolo del potere economico, politico e culturale della Capitale.

Chi lavora e vive buona parte della sua giornata in questa scuola deve quindi sentire l’orgoglio di contribuire a proseguire la storia di un istituto che rappresenta un segmento di storia importante della città, del progresso che, nonostante tutto, essa ha vissuto e fatto registrare in questi cinquant’anni.

E’ importante che un evento del genere non passi sotto silenzio e che la scuola decida di celebrarlo in maniera degna, dedicando alcuni momenti nel corso dell’anno scolastico (entro la fine del primo quadrimestre) all’organizzazione e alla realizzazione di mostre fotografiche e multimediali, di incontri con ex alunni ed ex docenti, di attività teatrali e musicali che vedano la partecipazione attiva degli attuali studenti e che coinvolgano i genitori, le associazioni e gli enti che operano nel quartiere, le Istituzioni municipali, comunali e regionali.