Ultima modifica: 30 Ottobre 2019

2 novembre 1975: il massacro di un poeta

44 anni dalla morte di Pasolini. Un delitto ancora avvolto nel mistero e la necessità di non rinunciare alla ricerca della verità

“Fu, quindi, Pasolini anche un poeta civile. Lo fu perché genialmente sottopose la poesia a sollecitanti processi conoscitivi: la parola doveva restituire i contenuti del mondo, la forma plasmarli. Ma sottopose anche se stesso, quel suo cuore coraggioso ed elegiaco, a violenza: parlò per lui la sua lacerazione di uomo, preso in una contraddizione che Le ceneri di Gramsci, il primo poemetto politico del nostro dopoguerra, dichiarò con sconcertante limpidezza” (Enzo Siciliano, Vita di Pasolini, Milano 2005)

“Perciò io vorrei soltanto vivere/ pur essendo poeta/ perché la vita si esprime anche solo con se stessa./ Vorrei esprimermi con gli esempi./ Gettare il mio corpo nella lotta./ Ma se le azioni della vita sono espressive, anche l’espressione è azione” (P. P. Pasolini, Autobiografia in versi del 1966)